Pensieri

A lavoro nei mezzi pubblici…

29 ottobre 2015

Qualche giorno fa per un motivo non rilevante dovevo essere a Milano alle 9:30.
Parto da casa in macchina a un ora che non ricordo di preciso, ma di sicuro era abbastanza presto perché al parcheggio del tram non c’erano che 3 o 4 persone; poi dentro al tram saremo stati in 6.
Per un attimo lo scricchiolio di quel tram che è nuovo ma suona come se avesse un secolo mi ha fatto sorridere… ho pensato che ai mezzi pubblici ci si possa affezionare, che forse possono diventare una routine, che ti fa sentire parte di una città… un po’ come il sangue di un essere vivente, l’uomo potrebbe essere come i globuli rossi che corrono avanti indietro nei canali preferenziali della città-corpo.
Poi ho anche pensato che quando per studio o lavoro ho preso i mezzi pubblici in modo regolare non ci trovavo nulla di bello…
Ma ho provato a far finta di niente e pensare che forse mi sbagliavo.
Arrivo in stazione e dopo mezz’ora di attesa, perché ero in anticipo io e non in ritardo il treno, monto su un freccia qualcosa che puntuale mi porta a Milano.
Il treno era pulito, silenzioso e in orario. Dopo due minuti dalla partenza mi sono identificato come viaggiatore occasionale. I viaggiatori abituali hanno sfoggiato tutti il tablet… 2 o 3 hanno pure tirato fuori un pc, ma la quantità di tablet mi ha stupito… ero nell’ultima fila della carrozza e sembrava di guardare un aereo di Emirates con le tv su ogni sedile… ognuno col suo schermetto, tutti a guardare qualche cagata su facebook.
Pure in quel momento ho pensato che la routine di un viaggio, magari lungo una o due ore, potesse essere considerato come del tempo per se stessi, di nuovo che potesse essere figo, che uno potesse quasi avere voglia di montare in treno il lunedi mattina.
Poi io ho dormito… i miei compagni di carrozza no, a quanto pare, perché quando mi son svegliato a Brescia erano ancora intenti a guardare i loro schermetti (anche se ora avevano tutti attaccato il caricabatteria).
Fino a Milano io ho tirato fuori il 3ds… mi son sentito come se avessi tirato fuori il portatile della Clementoni, ma tanto ero in ultima fila, nel posto sfigato da solo vicino alla porta e non mi ha visto quasi nessuno… E poi ancora, in ogni anime giapponese c’è qualche studente che gioca con una console portatile nei mezzi pubblici e quello l’ho sempre considerato figo… torna sempre lo stesso discorso che forse veramente usare i mezzi pubblici può diventare un gesto assolutamente normale, piacevole, necessario, che vissuto con un po’ di indifferenza, scandisce certi piacevoli momenti della giornata.
Sceso dal treno non ci ho più pensato fino a quando, poche ore dopo stavo per procedere al viaggio di ritorno: Freccia Bianca, Metrobus, macchina… Ora le facce delle persone erano scure. Non assonnate, ma spente, stanche, scazzate. I tablet scarichi scorrevano ancora pagine di facebook, ma ora le persone erano nervose… accendevano schermi, scorrevano notizie che non si aggiornavano abbastanza velocemente, spegnevano schermi per tornare a riprovare poco dopo in caso la vita di qualche loro amico fosse stata più interessante del loro essere seduti in un treno. Si sfoglia anche instagram quando facebook non basta più… e poi pinterest e tutto quella palette di app che cambiano solo nome ma che hanno in comune lo stesso concept: distogliere l’utente dal fatto che viaggiare per lavoro nei mezzi pubblici farà sempre cagare… al massimo sei fortunato a trovare un posto a sedere.
Se poi viaggi in compagnia forse uno dei due vorrebbe stare zitto mentre l’altro parlare, e in questo caso è una merda doppia; o magari quello dietro di te parla al telefono con voce troppo alta per te che hai gli occhi che si chiudono, o magari quello che hai a fianco ha il naso che smoccola colto da un raffreddore fuori stagione e tu stai li pregando di non prenderti la sua sfiga… insomma… per lavoro, è quasi sempre una merda…
Fortuna che domani c’è il sole e a lavoro ci vado in bici e da solo!

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